Agricoltura in piazza

A Vercelli il risone vale 35 centesimi, il riso 4 euro

I giovani produttori chiedono interventi su costi, sementi certificate e fisco

A Vercelli il risone vale 35 centesimi, il riso 4 euro

Il divario tra il prezzo riconosciuto ai produttori e quello pagato dai consumatori è al centro della protesta organizzata il 17 ottobre in piazza Zumaglini a Vercelli. A scendere in campo sono stati alcuni giovani agricoltori del comparto risicolo, arrivati con le loro trattrici e con cartelli e lenzuoli per spiegare le difficoltà di chi lavora ogni giorno nelle risaie.

A parlare a nome dei manifestanti è stato Vittorio Barbonaglia, agricoltore di Stroppiana, che ha sintetizzato il problema con un dato: il risone viene pagato ai produttori circa 35 centesimi al chilo, mentre il riso sugli scaffali può arrivare a costare 4 euro. Secondo i giovani presenti, la riduzione delle quotazioni all’origine non trova quindi un corrispondente calo nel prezzo finale, creando una forbice che incide sulla sostenibilità economica delle aziende.

Le richieste dei giovani risicoltori

La manifestazione ha messo in evidenza quattro richieste. La prima riguarda l’adozione di politiche economiche capaci di controllare e contenere gli aumenti, ritenuti ingiustificati, dei fattori della produzione. L’incremento dei costi rende infatti più difficile chiudere i bilanci e trasformare il lavoro agricolo in un’attività in grado di garantire un reddito sufficiente alle famiglie.

Il secondo punto riguarda il rapporto tra il prezzo del risone riconosciuto all’azienda agricola e quello applicato al consumatore. I manifestanti chiedono un intervento su questa differenza, considerata non più sostenibile. Barbonaglia ha inoltre sottolineato che i sussidi non possono rappresentare l’unica prospettiva per chi vuole continuare a fare impresa nei campi.

La terza richiesta riguarda il vincolo sulle sementi risicole certificate. Da tre anni, secondo quanto riferito durante la protesta, le aziende devono documentarne l’acquisto per poter accedere all’aiuto accoppiato-riso, il premio economico riconosciuto per ettaro nell’ambito della Politica agricola comune. Per i produttori, questa condizione avrebbe favorito un aumento speculativo dei prezzi del risone destinato alla semina. Da qui la richiesta di abolire il vincolo come requisito per ottenere il sostegno.

Il confronto con il mondo agricolo

Al quarto punto dell’elenco c’è la richiesta di una ridefinizione dell’imposta sul reddito delle imprese agricole. Il tema, insieme a quello dei costi e dei prezzi, è stato presentato dai giovani come parte di una più ampia difficoltà nel programmare il futuro delle aziende risicole.

La protesta si è svolta in modo pacifico e ha portato in piazza contenuti tecnici, ma ritenuti essenziali da chi lavora nel settore. Le presenze del mondo adulto e delle rappresentanze ufficiali della risicoltura vercellese sono state descritte come limitate. Tra le eccezioni c’era Piero Mentasti di Larizzate, indicato come un veterano del comparto, che ha espresso apprezzamento per l’iniziativa dei più giovani.

Il messaggio affidato ai cartelli e alle parole dei manifestanti è quello di una generazione che chiede di poter continuare a coltivare riso e a fare impresa senza dipendere esclusivamente dagli aiuti pubblici. Resta ora da capire se le richieste emerse in piazza Zumaglini saranno raccolte dagli interlocutori istituzionali e dalle rappresentanze del settore.