Agricoltura piemontese

La sfida del riso aromatico italiano parte da Vercelli

Superfici ancora contenute e concorrenza asiatica spingono verso investimenti, accordi commerciali e nuove varietà

La sfida del riso aromatico italiano parte da Vercelli

Trasformare una produzione ancora di nicchia in un’opportunità per la risicoltura nazionale: è l’obiettivo emerso alla Borsa Merci di Vercelli, dove, nell’ambito di Risò – Festival internazionale del riso, si è svolto il convegno dedicato al riso aromatico italiano. L’incontro, organizzato da Confagricoltura, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del settore agricolo, dell’industria e del mondo tecnico per discutere la costruzione di una filiera più strutturata.

Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, il vicepresidente nazionale di Confagricoltura Luca Brondelli di Brondello, il presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella Benedetto Coppo, la presidente dell’Ente Nazionale Risi Natalia Bobba e Cinzia Simonelli, responsabile del Laboratorio chimico merceologico dello stesso ente.

Una produzione ancora limitata

Il punto di partenza è la fase complessa attraversata dal comparto, tra la riduzione della redditività di diverse varietà tradizionali e la pressione esercitata dalla concorrenza internazionale. In questo contesto, il riso aromatico è stato indicato non come soluzione generale ai problemi della risicoltura, ma come una possibilità concreta di diversificazione produttiva.

In Italia questa coltivazione interessa attualmente circa 260 ettari, più di 160 dei quali si trovano in Piemonte. Si tratta di superfici ridotte rispetto ai volumi del mercato mondiale, ma sufficienti a collocare la regione in una posizione di primo piano nello sviluppo della nuova produzione. Un passaggio ritenuto necessario riguarda la definizione del prodotto secondo i parametri internazionali, così da identificarne con precisione le caratteristiche, certificarle e renderlo riconoscibile sul mercato.

Produzione, industria e regole comuni

Durante il convegno è stato sottolineato il legame tra agricoltura e trasformazione industriale. I due ambiti, è stato osservato, devono collaborare per creare valore lungo tutta la filiera, partendo dalla domanda dei consumatori e arrivando a una programmazione condivisa, agli investimenti e agli accordi commerciali. L’avvio di nuove varietà, l’aumento delle superfici e l’organizzazione della trasformazione richiederanno tuttavia tempo e risorse, con una prospettiva di medio periodo.

Accanto agli interventi strutturali, è stata evidenziata la necessità di misure immediate per sostenere un settore in difficoltà. Tra i temi affrontati c’è la concorrenza internazionale: le quotazioni del basmati possono arrivare a circa mille dollari per tonnellata, mentre le importazioni a dazio zero dai Paesi asiatici rischiano di creare condizioni squilibrate per i produttori europei.

Da qui è arrivata la richiesta di rivedere gli accordi commerciali e di garantire una reale reciprocità nelle condizioni ambientali, sanitarie e sociali di produzione. Il rispetto di regole comuni, è stato rilevato, tutelerebbe non solo gli agricoltori italiani, ma anche i lavoratori dei Paesi di provenienza, evitando che differenze troppo marcate diventino un fattore di concorrenza sleale. Sul tema è stato auspicato anche il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.

Secondo Benedetto Coppo, il riso aromatico non può risolvere da solo le difficoltà della risicoltura, ma rappresenta una strada da sviluppare insieme alla ricerca di nuovi mercati. L’Italia può valorizzare origine, sicurezza alimentare e tracciabilità: gli strumenti disponibili permettono di documentare il percorso del prodotto, dalle pratiche agricole alla raccolta e alla trasformazione. Il convegno di Vercelli ha così indicato un primo passaggio di un percorso che dovrà proseguire coinvolgendo istituzioni, ricerca, agricoltori e industria.