Libertà civili

A Vercelli il Pride rilancia partecipazione e diritti

Natascia Maesi richiama il valore collettivo della manifestazione e denuncia gli ostacoli ancora presenti per le persone LGBTQIA+

A Vercelli il Pride rilancia partecipazione e diritti

Il Pride 2026 di Vercelli è stato presentato come un momento non soltanto di visibilità, ma anche di partecipazione politica e rivendicazione. Nel suo intervento, Natascia Maesi, presidente di Arcigay, ha collegato la manifestazione alle questioni ancora aperte sui diritti civili e al più ampio contesto sociale e politico del Paese.

Maesi ha definito particolarmente significativo il messaggio arrivato da Vercelli, dalla provincia e dalle città vicine, parlando di una risposta forte di esistenza e resistenza. La partecipazione, secondo la presidente di Arcigay, assume un valore ulteriore in una fase nella quale la democrazia sarebbe sempre più fragile, il dissenso rischierebbe di essere considerato un problema e la protesta una minaccia.

Il nemico e la restrizione degli spazi democratici

Nel discorso è stato affrontato anche il meccanismo con cui, nei periodi di crisi, problemi complessi vengono ricondotti a spiegazioni semplici e alla ricerca di un bersaglio. Tra le categorie indicate figurano persone migranti e razzializzate, persone LGBTQIA+, persone trans e non binarie, famiglie omogenitoriali, manifestanti e chiunque metta in discussione l’ordine esistente.

In questo quadro Maesi ha richiamato il dibattito sul cosiddetto woke, definito una parola usata strumentalmente per contrapporre diritti sociali e diritti civili. La riflessione si è poi spostata sul rapporto tra democrazia e autoritarismo, con l’avvertimento che processi di questo tipo possono svilupparsi gradualmente, attraverso la riduzione degli spazi di partecipazione.

Secondo la presidente di Arcigay, l’autoritarismo può presentarsi promettendo ordine e protezione in cambio di obbedienza. Tra i segnali citati ci sono la trasformazione del diritto di manifestare in una concessione, gli attacchi al giornalismo libero e le campagne d’odio contro le persone più vulnerabili. Il riferimento alla situazione internazionale ha incluso anche gli arresti di attiviste e attivisti LGBTQIA+ in Turchia.

Scuola, diritti e alleanze

Un altro passaggio dell’intervento ha riguardato la scuola e l’educazione all’affettività, al consenso e al rispetto delle differenze. Rispetto all’ipotesi di un consenso preventivo delle famiglie, Maesi ha sostenuto che l’educazione debba essere considerata una pratica di libertà. Sottrarre questi temi ai giovani, è stato il ragionamento, non li protegge, ma può renderli più soli, meno informati e più esposti alla violenza.

Da qui la difesa della scuola pubblica come luogo di emancipazione e formazione, all’interno di un’idea di Paese fondata sull’uguaglianza e sulla dignità. La tutela delle persone LGBTQIA+ è stata inoltre inserita in una questione più ampia: quando viene colpita una minoranza, ha sostenuto Maesi, viene messo in discussione anche il principio della pari dignità sociale e, con esso, la qualità della democrazia.

Nel finale, la presidente di Arcigay ha ribadito che il Pride mantiene insieme festa, visibilità e protesta. Le manifestazioni, ha ricordato, nascono dalla rivolta e dal rifiuto dell’obbedienza, dalla scelta di persone a lungo considerate sbagliate o pericolose di smettere di chiedere il permesso di esistere.

Il discorso si è concluso con un appello a costruire una grande alleanza dei margini, superando le contrapposizioni interne e unendo responsabilità, cura e determinazione. Maesi ha richiamato anche una frase di Audre Lorde: nessuno può essere veramente libero finché non lo saranno tutte le altre persone, anche quando le loro catene sono diverse.