«Basta nascondersi, basta vergognarsi, basta chiedere il permesso di esistere». È da questa rivendicazione che Priscilla, madrina del Pride 2026, ha costruito a Vercelli il senso del proprio intervento. Nel discorso, la manifestazione viene descritta non soltanto come un momento di festa, ma come uno spazio pubblico nel quale mettere in discussione discriminazioni, disuguaglianze e forme di esclusione.
Per Priscilla, il Pride è «soprattutto politica» e non può essere ridotto a una vetrina o a un prodotto da rendere innocuo. La possibilità di cantare, ballare, abbracciarsi e vivere apertamente i propri sentimenti assume, nella sua lettura, un significato politico: la felicità delle persone LGBTQIA+ non deve essere nascosta e la libertà non può diventare una concessione. Anche i gesti quotidiani, come tenersi per mano o dichiarare con orgoglio la propria identità, sono stati indicati come atti di visibilità e resistenza.
La memoria e la solidarietà
Una parte centrale dell’intervento è stata dedicata a chi ha aperto la strada al movimento, pagando un prezzo elevato per la propria identità. Priscilla ha ricordato persone picchiate, arrestate, umiliate, licenziate o allontanate dalle proprie famiglie, insieme a chi ha perso casa, lavoro e affetti a causa della discriminazione. Nel discorso è stato richiamato anche il ricordo delle persone morte di Aids e dello stigma che ancora colpisce chi vive con l’Hiv.
Particolare attenzione è stata riservata alle persone transgender e non binarie, alle quali è stata espressa solidarietà contro la trasformazione dei loro corpi e delle loro identità in bersagli di una guerra culturale. Secondo Priscilla, la solidarietà deve tradursi in una presenza concreta soprattutto accanto alle persone più esposte, vulnerabili e marginalizzate. Lo stesso principio è stato esteso alle famiglie arcobaleno, alle persone con disabilità, ai caregiver e a chi affronta ogni giorno la mancanza di assistenza e servizi.
Uno sguardo oltre i confini
Il discorso ha assunto anche una dimensione internazionale con il riferimento alla Turchia, alle restrizioni imposte negli anni alle manifestazioni Pride e alle persone che continuano a esporsi nonostante divieti e repressioni. Da Vercelli, Priscilla ha rivolto un messaggio di vicinanza a chi viene arrestato o impedito nel manifestare, sostenendo che il diritto di riunirsi, associarsi, amare ed essere se stessi non possa essere cancellato da un confine.
Nel suo intervento sono stati affrontati inoltre il sostegno alla popolazione palestinese e alle persone civili coinvolte nei conflitti, il contrasto al razzismo, al patriarcato e alle derive autoritarie. Priscilla ha collegato queste battaglie alla necessità di una società intersezionale, transfemminista e antifascista, nella quale nessuna libertà venga costruita a scapito di quella altrui.
Tra gli altri temi citati figurano la crisi climatica, la tutela degli animali e l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Rispetto a quest’ultima, il messaggio ha riguardato il rispetto, il consenso e la consapevolezza che ogni persona ha il diritto di decidere del proprio corpo. La prevenzione della violenza, ha sottolineato, deve cominciare prima dell’emergenza, nelle famiglie, nelle relazioni, nella scuola e nella cultura.
In conclusione, Priscilla ha definito la propria idea di radicalità come la volontà di andare alla radice della discriminazione, della violenza, del razzismo, del patriarcato e dello sfruttamento. Il messaggio finale ha riassunto l’obiettivo indicato nel discorso: nessuna persona, nessun amore, nessun corpo, nessuna famiglia e nessuna vita valgono meno. La richiesta è quella di una società fondata su uguaglianza, autodeterminazione e sicurezza, nella quale nessuno debba scegliere tra essere se stesso e sentirsi al sicuro.