Inchiesta pubblica

A Vercelli progetto da 37 milioni per il nuovo termovalorizzatore

Al centro del confronto emissioni, salute, rifiuti trattati e ricadute sul territorio

A Vercelli progetto da 37 milioni per il nuovo termovalorizzatore

Alcoplast ha presentato un piano da 37 milioni di euro per trasformare l’attuale impianto di termodistruzione dello stabilimento ex Polioli di Vercelli in un termovalorizzatore. Il progetto, illustrato durante l’inchiesta pubblica convocata dalla Provincia nella Cripta della basilica di Sant’Andrea, comprende anche due nuove linee produttive e prevede, secondo l’azienda, la creazione di 24 posti di lavoro.

L’intervento riguarda tre diversi ambiti: l’ammodernamento dell’impianto esistente, una linea per la produzione di acido bis-metilolpropionico, o bis-MPA, e una linea per le resine amminiche in polvere. Entrambe le nuove produzioni utilizzeranno formaldeide. Alcoplast ha sottoposto volontariamente il piano alla Valutazione di impatto ambientale, inserita nel procedimento autorizzativo unico regionale, che comprende anche la modifica dell’Autorizzazione integrata ambientale.

Il piano industriale e il recupero energetico

Dei 37 milioni previsti, 20 milioni saranno destinati al nuovo impianto. La capacità di trattamento resterà invariata a 28.400 tonnellate annue di rifiuti liquidi, mentre sarà ampliato l’elenco delle tipologie ammesse. I conferimenti potranno arrivare dal Nord Italia, con un raggio medio indicato dall’azienda in 170 chilometri.

Il calore generato dalla combustione sarà recuperato e utilizzato per alimentare lo stabilimento. Secondo Alcoplast, questo consentirà di ridurre del 74 per cento il consumo di gas naturale. Le due nuove linee produttive avranno una capacità complessiva di 19.000 tonnellate annue e accompagneranno la riduzione o la cessazione di alcune lavorazioni già presenti.

Sul fronte delle emissioni, l’azienda stima una diminuzione per sette dei dieci inquinanti esaminati, tra cui ossidi di azoto e anidride solforosa. Sono invece previsti aumenti per formaldeide, acido fluoridrico e composti organici volatili. I rappresentanti di Alcoplast hanno precisato che le ricadute stimate sulla formaldeide avrebbero comunque valori minimi.

Le osservazioni delle associazioni

Durante l’incontro sono stati illustrati anche i sistemi di controllo previsti: verifiche sui rifiuti in ingresso e sulle modalità di stoccaggio, tre fasi di depurazione dei fumi e doppi sistemi di monitoraggio ai camini, attivi 24 ore su 24. L’azienda ha definito le emissioni molto inferiori ai limiti di legge e ha indicato come compatibili con le abitazioni più vicine i livelli di rumore e odore.

Il confronto ha coinvolto Legambiente Vercelli Valsesia, ISDE-Medici per l’Ambiente, Movimento Valle Dora e Forum Ambientalista. Le domande hanno riguardato soprattutto la qualità dell’aria in un’area già interessata da attività produttive, il peso complessivo delle emissioni e la necessità di valutare gli effetti cumulativi.

Elena Uga, di ISDE, ha accolto positivamente il monitoraggio continuo ai camini, ricordando però l’importanza di controllare anche le ricadute nell’ambiente circostante, sia nelle aree vicine allo stabilimento sia a distanze maggiori. Uga ha inoltre richiamato la situazione epidemiologica del territorio e i rischi associati alla formaldeide, definita cancerogena.

Morena Bertuol, per Legambiente, ha chiesto chiarimenti sulla natura dei rifiuti ammessi, sui rischi della miscelazione e sulle variazioni nella composizione delle miscele. Gian Piero Godio ha sollevato il tema della compatibilità con la qualità dell’aria nel Vercellese, mentre Michela Sericano, del Forum Ambientalista, ha espresso preoccupazione per l’impatto dell’intervento su un territorio già sottoposto a pressione industriale. Critiche analoghe sono arrivate dal Movimento Valledora e da Mirko Regis, della vicina Tenuta Aranuova, preoccupato per la produzione di formaldeide.

Il procedimento proseguirà con un nuovo appuntamento di confronto con cittadini e associazioni, fissato per il 14 novembre alle ore 10, ancora nella Cripta di Sant’Andrea. L’obiettivo sarà approfondire le questioni ambientali e sanitarie emerse, insieme alle condizioni necessarie per conciliare sviluppo industriale e tutela del territorio.