Sanità regionale

Piemonte, la Regione: ospedale e territorio devono integrarsi

Oltre 4mila addetti dal 2019; ricognizione utile per definire fabbisogni, ruoli, sostenibilità della rete assistenziale

Piemonte, la Regione: ospedale e territorio devono integrarsi

Il personale del Servizio sanitario regionale piemontese è aumentato di oltre 4.000 unità dal 2019. Nel primo semestre 2026, inoltre, la spesa per il personale è cresciuta di circa 90 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2025. Sono questi i dati dai quali, secondo la Regione, occorre partire per valutare l’organizzazione e le risorse del sistema sanitario piemontese.

La posizione dell’amministrazione regionale arriva nel quadro del confronto sulle politiche del personale e sul rapporto tra strutture ospedaliere e assistenza di prossimità. L’obiettivo dichiarato è respingere l’interpretazione secondo cui la Regione starebbe disinvestendo sulle risorse umane o preparando un depotenziamento degli ospedali.

La ricognizione sul personale

Secondo la Regione, ospedale e rete territoriale non rappresentano componenti alternative, ma parti dello stesso Servizio sanitario. Il DM 70/2015 disciplina la rete ospedaliera, chiamata a garantire le attività per acuti e quelle ad alta complessità, mentre il DM 77/2022 riguarda l’assistenza territoriale, con funzioni di prossimità, continuità assistenziale e presa in carico.

In questa prospettiva viene letta la ricognizione avviata dalla Regione Piemonte sul personale del Servizio sanitario regionale. L’iniziativa, viene spiegato, non avrebbe lo scopo di spostare risorse dagli ospedali alle Case della Comunità, ma di verificare la distribuzione effettiva delle professionalità e la coerenza dell’organizzazione con gli standard previsti dalla normativa nazionale.

La ricognizione assume particolare rilievo nella fase conclusiva degli investimenti del PNRR e nella programmazione successiva. Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali, sostiene l’amministrazione, non possono limitarsi alla realizzazione degli edifici o all’acquisto delle tecnologie: per essere sostenibili devono disporre di personale, funzioni e attività definiti. Per questo è necessario conoscere quali professionalità siano disponibili, dove siano collocate e quali compiti svolgano, anche in relazione alla raccolta dei dati richiesta dal Ministero della Salute e da AGENAS.

Il chiarimento sui dieci giorni

La Regione contesta inoltre la ricostruzione attribuita al consigliere Valle sulla nota del 3 luglio. Il documento, secondo quanto precisato, non avrebbe disposto una sospensione delle assunzioni per dieci giorni. Quel termine indicava il periodo assegnato ai direttori generali delle Aziende sanitarie per realizzare la ricognizione e trasmettere le relazioni richieste. A quelle relazioni avrebbe dovuto fare seguito l’analisi dell’assessorato.

Di conseguenza, sostiene la Regione, non sarebbe corretto parlare di una proroga della sospensione. La comunicazione del 7 agosto avrebbe avuto un contenuto diverso: dall’esame dei documenti trasmessi dalle Aziende sarebbe emersa la necessità di completare il quadro conoscitivo sulla distribuzione del personale. La Direzione Sanità avrebbe quindi richiesto un supplemento di istruttoria.

Alle Aziende è stato chiesto di descrivere in modo omogeneo le attività svolte dalle diverse figure professionali, la distribuzione degli addetti nei vari setting assistenziali, le risorse destinate alle attività di supporto, le riallocazioni già effettuate e lo stato di avanzamento della riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale.

La Regione ribadisce così che l’obiettivo non sarebbe sottrarre personale agli ospedali per trasferirlo nelle Case della Comunità, ma costruire un’organizzazione capace di far funzionare in modo coordinato i diversi livelli di assistenza. La programmazione dovrebbe tenere insieme qualità delle cure, sicurezza, accessibilità, continuità assistenziale e sostenibilità economica, evitando duplicazioni, carenze e sprechi.

La sfida indicata dall’amministrazione è quindi quella di definire i reali fabbisogni delle Aziende e utilizzare correttamente le risorse disponibili, anche dopo la conclusione del PNRR. La Regione invita infine a distinguere il contenuto degli atti dalle interpretazioni relative alle assunzioni, ai termini della ricognizione e alla distribuzione del personale.