INPS Piemonte

Pensioni, requisiti più alti dal 2027: cosa cambia

Età, versamenti e tutele per dipendenti, autonomi e giovani con carriere discontinue.

Pensioni, requisiti più alti dal 2027: cosa cambia

Dal 1° gennaio 2027 i requisiti per l’accesso alla pensione aumenteranno di un mese, mentre dal 2028 l’incremento complessivo arriverà a tre mesi. A illustrare il quadro delle regole previste è Vincenzo Ciriaco, direttore regionale dell’Inps Piemonte, che ha analizzato gli effetti delle modifiche su lavoratori dipendenti, autonomi e giovani con carriere discontinue.

I requisiti per vecchiaia e uscita anticipata

Per la pensione di vecchiaia saranno necessari 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e tre mesi nel 2028, oltre ad almeno 20 anni di contributi. Per chi ha versamenti precedenti al 1996 il calcolo avviene almeno in parte con il sistema retributivo. Chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996 rientra invece interamente nel sistema contributivo e dovrà raggiungere anche un importo minimo pari all’assegno sociale, fissato per il 2026 a 546,24 euro.

Anche la pensione anticipata subirà un adeguamento. Nel 2027 serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 i requisiti saliranno rispettivamente a 43 anni e un mese e a 42 anni e un mese. Per i lavoratori interamente contributivi, l’uscita sarà possibile nel 2027 con 64 anni e un mese di età e 20 anni e un mese di contribuzione; dal 2028 occorreranno 64 anni e tre mesi e 20 anni e tre mesi di contributi.

Attività tutelate e prospettive per i giovani

L’aumento non riguarderà i lavoratori impegnati in attività gravose, usuranti o particolarmente faticose. Per queste categorie resteranno in vigore disposizioni specifiche, determinate dal tipo di mansione svolta e dalla durata dell’attività. Le tutele dipenderanno quindi dalla verifica dei requisiti previsti per ciascun caso.

Secondo Ciriaco, per le nuove generazioni il problema non riguarda soltanto l’innalzamento dell’età pensionabile. Nel sistema contributivo, infatti, l’importo del trattamento dipende dai versamenti effettuati durante l’intera carriera. Lavori intermittenti, periodi di disoccupazione e retribuzioni basse possono ridurre la disponibilità contributiva e rendere più difficile ottenere una pensione adeguata. La continuità lavorativa e il livello delle retribuzioni avranno dunque un ruolo centrale, insieme agli strumenti per valorizzare i contributi e alla previdenza complementare.

Le differenze nella speranza di vita non determinano requisiti diversi per uomini e donne. I dati richiamati nel Rendiconto sociale dell’Istituto indicano una media di 85 anni e mezzo per le donne e 81 anni e mezzo per gli uomini. Tra il 2014 e il 2024, tuttavia, l’incremento è stato maggiore per gli uomini, con 1,2 anni in più contro 0,5 per le donne. Per la pensione anticipata resta inoltre una differenza contributiva a favore delle lavoratrici: nel 2026 alle donne sono richiesti 41 anni e 10 mesi, un anno in meno rispetto agli uomini, in considerazione delle maggiori difficoltà nella continuità lavorativa.

Per verificare la propria posizione è consigliabile controllare periodicamente l’estratto conto contributivo e accertarsi che tutti i versamenti siano registrati. In prossimità dell’uscita si può chiedere assistenza a un Patronato o a una sede Inps. Sul sito www.inps.it è disponibile anche Pensami, il simulatore degli scenari previdenziali, accessibile dal percorso dedicato a Pensione e Previdenza e, senza autenticazione, anche tramite l’app Inps Mobile. Tra le possibilità da valutare c’è infine la previdenza complementare, alla quale può essere destinato anche il trattamento di fine rapporto.