Lutto cittadino

È morto a 87 anni Luigi Pellizzari, memoria di Trino

Il figlio Fabio lo ricorda come un uomo semplice, legato alla famiglia, alla valle d’origine e agli amici

È morto a 87 anni Luigi Pellizzari, memoria di Trino

Luigi Pellizzari è morto all’età di 87 anni. Conosciuto a Trino come il Gigi d’la lea, dal viale del cimitero dove abitava da bambino, o come l’anvud dal mulita, il nipote dell’arrotino, era profondamente legato alla sua città, alle sue tradizioni e alla memoria della comunità.

Amava parlare il dialetto trinese e raccontare episodi della Trino del passato, offrendo spesso spunti per nuovi racconti da inviare a L’Amanuense. La sua curiosità per la storia locale si accompagnava a un carattere semplice e alla capacità di guardare sempre avanti, ponendosi nuovi obiettivi e mantenendo intatta la gioia di vivere.

Il legame con la famiglia e la valle

Una parte importante della sua vita era legata anche alla val Rendena, terra d’origine della famiglia Pellizzari. Il nonno Celestino era partito da Borzago, oggi frazione di Spiazzo, per svolgere il mestiere del moleta, l’arrotino. Luigi cercava di tornare in valle il più possibile, per incontrare i cugini ancora presenti nella zona e l’amico Gianni.

Al centro della sua vita c’era la famiglia. È stato assistito fino alla fine dal figlio Fabio Pellizzari, al quale aveva trasmesso affetto e presenza costante. Fabio, giornalista e collaboratore de La Sesia, lo ha definito il suo eroe. Luigi aveva condiviso molti anni con la moglie Resi, della quale ricordava il percorso di vita e con la quale, secondo il ricordo familiare, si è ora ritrovato.

Il lavoro, il Torino e le bocce

Nel corso della sua vita Pellizzari aveva svolto diversi lavori: dal mestiere di marmorista agli anni trascorsi alla Hydromac, fino all’impiego nella fabbrica di concimi. Era inoltre un grande tifoso del Torino. Aveva visto a Trino il capitano granata Valentino Mazzola e per anni aveva frequentato lo stadio Filadelfia, legando la passione sportiva ai ricordi più cari.

Tra le sue abitudini c’era anche il gioco delle bocce con gli amici a San Michele. Proprio le relazioni costruite nel tempo, insieme ai racconti sulla città, sulla famiglia e sulle origini trentine, hanno contribuito a renderlo una figura conosciuta e affettuosamente ricordata a Trino. Fondazione La Sesia e S. P. Servizi Pubblicitari hanno espresso vicinanza a Fabio e alla sua famiglia per la perdita del padre.