Esposizioni d'arte

Chagall, a Vercelli la pittura tra memoria e inquietudine

Opere e versi accompagnano un viaggio attraverso oltre mezzo secolo della produzione dell'artista

Chagall, a Vercelli la pittura tra memoria e inquietudine

Da martedì 13 ottobre, l’Arca di Vercelli, nell’ex chiesa di San Marco, ospita la mostra dedicata a Marc Chagall. L’esposizione resterà aperta fino al 29 marzo 2027 e propone un percorso attraverso la produzione dell’artista russo, nato a Vitebsk nel 1887 e morto a Saint-Paul-de-Vence nel 1985.

Il progetto ripercorre oltre mezzo secolo di attività concentrandosi su alcuni dei soggetti più ricorrenti nella sua opera: le case e i paesaggi di Vitebsk, gli autoritratti, il circo, gli animali, i fiori e le figure degli innamorati. Immagini spesso associate a un universo fantastico e colorato che, nella lettura proposta dalla mostra, riflette anche esperienze di perdita, esilio e trasformazione.

La memoria come materia artistica

La vicenda biografica di Chagall si intreccia con alcuni dei principali traumi del Novecento: la rivoluzione, le due guerre mondiali, l’esilio e la distruzione del mondo in cui era cresciuto. La città di Vitebsk, devastata durante l’occupazione tedesca, rimase presente nella sua pittura anche negli anni trascorsi negli Stati Uniti e dopo il trasferimento nel sud della Francia, dove l’artista si stabilì nel 1950.

Il percorso mette in evidenza il modo in cui il passato ritorna nelle immagini senza rimanere una semplice rievocazione. Gli stessi motivi cambiano infatti forma, colore e significato in relazione al tempo vissuto, agli incontri e alle perdite. Tra le opere sono presenti anche autoritratti realizzati a distanza di decenni, dall’Autoritratto con la casa del 1922-23 al Doppio autoritratto con cespuglio bianco del 1978.

Il dialogo con la pittura italiana

Una sezione curata da Daniele Fenaroli riunisce opere di artisti italiani contemporanei di Chagall, provenienti dalla Collezione Giuseppe Iannaccone. Sono esposti lavori di Antonietta Raphaël, Scipione, Fausto Pirandello, Renato Birolli e Italo Valenti, appartenenti alla stagione compresa tra la fine degli anni Venti e gli anni Quaranta.

Le opere non vengono presentate come confronti diretti o derivazioni stilistiche, ma in relazione a una comune attenzione per una pittura più fragile ed emotiva, capace di trasformare il dato reale in esperienza interiore. Il progetto si articola in quattro sezioni: Il villaggio interiore, La voce che resta, La scena dell’umano e Rifiorire.

Ad accompagnare le opere sono alcuni testi poetici dello stesso Chagall, scritti nel corso della sua vita in russo e in yiddish e successivamente raccolti in Poèmes. I versi sono proposti come uno strumento per avvicinarsi ai temi della memoria, dell’amore, della fragilità e del tempo.

La mostra è promossa e organizzata dal Comune di Vercelli e da Arthemisia, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone. La curatela è affidata a Francesca Villanti. All’anteprima sono intervenuti, oltre ai curatori, Iole Siena per Arthemisia, il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, il sindaco Roberto Scheda e il vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli Pier Giorgio Fossale.